Marko LulićDeath of The Monument, 2009

The monumental architecture plays a central role in the definition of ideologies. Starting from reflections on the Balkanian modernist utopia, Marko Lulić interrogates himself on the political and cultural contradictions of the monument. Death of the Monument, postmodern epigraph with fire red characters, reveals the ideological force of the monument, aesthetic weapon used to impress the masses of any era. Persuasive and seducing like in the best mass communication marketing tradition, the admonition transforms into an illogical presence of the artwork, which is a monumental negation of itself. The visual impact conveyed through a specialized and unconscious mechanism acquires instinctively a conceptual form, leading us to raise some questions: doesn’t the death of the monument coincide with its birth? Absent of any auto critical apparatus, isn’t the monument able to mislead collective conscience? Do we still have to build monuments?

Keyword: spolia

Installed at the entrance of the Domus Severiana, the artwork by Marko Lulić allows us to open a critical reflection on the monuments of ancient Rome. To the fall of the empire, a sophisticated and irreversible operation of political strategy materially transfigures the past to absorb authority: the phenomenon of the spolia, the reuse of ancient materials, the experience of death and, simultaneously, rebirth. The death of urbe highlights the birth of the myth of Rome, a circular movement that allows centuries to destroy and rebuild, the spolia are treasures and jewels that can be mounted in a new cultural forma urbis. The first monuments to fall are the pagan temples: the Church of Rome radically changes its relationship with the ancient, the political and propagandistic requirements dictate the abandonment of an initial conservation of the antique in favor of the destruction of the pagan past. The new Christian aesthetic subverts the ancient criteria which conferred preeminence to the volumetric and spatial structure and, on the contrary, it favors major importance to single pieces of spolia.  Even though the Church activate this program of spoliation with the dual purpose of acquiring authority of the ancient and eliminating the traces of paganism, the reuse of ancient materials transforms in re-elaboration of artistic heritage, conservation of pagan identity and, in a broader sense, the transmission of a shared cultural memory, marking the beginning of an artistic sensibility that Christianity will nurture without interruption. 

Bibliography Lucilla De Lachenal, Spolia. Uso e reimpiego dell’antico dal III al XIV secolo, Mi,1995


L’architettura monumentale ha un ruolo centrale nella definizione delle ideologie. Partendo da riflessioni sull’utopia modernista balcanica, Marko Lulić s’interroga sulle contraddizioni politiche e culturali del monumento. Death of the Monument, epigrafe postmoderna a caratteri rosso fuoco, svela la forza ideologica del monumento, vera e propria arma estetica per impressionare le masse di qualsiasi epoca. Persuasivo e seducente come nella migliore tradizione marketing della comunicazione di massa, l’ammonimento si trasforma in una presenza illogica dell’opera, essa stessa monumentale, negazione di sé stessa. L’impatto visivo veicolato da un meccanismo specializzato e inconscio acquisisce istintivamente forma concettuale, spingendoci a sollevare alcune questioni: la morte di un monumento non coincide anche con la sua nascita? Privo di un apparato di autocritica, il monumento è in grado di fuorviare la coscienza collettiva?  Abbiamo ancora bisogno di costruire monumenti?

 Keyword: spolia

Installata all’ingresso della Domus Severiana, l’opera di Marko Lulić consente di aprire una riflessione critica sui monumenti dell’antica Roma. Alla caduta dell’impero, un’operazione di strategia politica sofisticata e irreversibile trasfigura materialmente il passato per inglobarne l’autorevolezza: il fenomeno dello spolia, il reimpiego di materiali antichi, è un’esperienza di morte e rinascita simultanei. La morte dell’urbe demarca la nascita del mito di Roma, un movimento circolare che consente per secoli di distruggere e ricostruire, le spolia gioielli da incastonare in una nuova forma urbis culturale. Primi a pagarne le spese i templi pagani messi a ferro e fuoco: la Chiesa di Roma muta radicalmente il proprio rapporto con l’antico, le esigenze politico-propagandistiche impongono l’abbandono di un’iniziale scrupolo nella conservazione dell’antico e favoriscono la distruzione del passato pagano. La nuova estetica cristiana sovverte il canone antico che conferiva preminenza alla struttura volumetrico-spaziale e, al contrario, favorisce maggiore importanza a singoli pezzi di spoglio. Sebbene la Chiesa attivi questo programma di spoliazione con il duplice scopo di acquisire l’autorevolezza dell’antico e cancellare le tracce del paganesimo, il reimpiego di materiali antichi si trasformerà suo malgrado inrielaborazione del patrimonio artistico,  conservazione dell’identità pagana e, in senso più ampio, trasmissione di una memoria culturale condivisa, segnando gli esordi di una sensibilità verso l’arte antica che il cristianesimo nutrirà ininterrottamente.

Bibliografia

Lucilla De Lachenal, Spolia. Uso e reimpiego dell’antico dal III al XIV secolo, Milano 1995