Gabriele De Santis, We're short a guy

The research of Gabriele De Santis is the perfect artistic formalization of the converging culture. The A.S. Roma locker-room is the physical and mental space in which great masters of contemporary art wear the shirt of the champion. Italian art history, popular culture, simultaneity of information, unlocked by auto-referential mechanisms they converge on a common dimension: the locker-room becomes territory of confrontation, the island of neverland to trace the artistic inspiration or design the next strategy of life, the physical and mental space in which one belongs, the place where the subject transforms in community and art acquires historical relevance, but also the perfect condition to prepare for a chess match, metaphor of art as life. The Italian art arena provides the artists an unconscious humanism and confirms their ancestry: being an Italian artist doesn’t just imply creative liberty, it entails a cultural responsibility that gives greater profoundness to the artistic action. Today art and its stories dissolve like smoke to the eyes in front of a historic phenomenon that is changing the creation of subjective and collective knowledge. Internet produces dissent, identity, awareness and the new media are causing an inter-cognitive revolution that is comparable, in terms of acquisition and transformation of data transformed by our brains, to the one which occurred millions of years ago: the conquest of phonation. The mechanisms and the evolutionary process of this new space of consciousness are those theorized by Henry Jenkins in his Convergence Culture. Where Old and New Media Collide, a passage way that brings from induced formation to global self-education

Keyword: ludii

In Rome there were three forms of mass-entertainment: the ludi scenici (theatres), the ludi circenses (horse races at the Circus Maximus) and the compitalicii (in public squares). Of Greek and Etruscan origin, starting from 3rd century BCE the ludii (games) are always more frequent and go hand in hand with the political role that projects Rome from local authority to global power. Multiculturalism and an ever-more cosmopolitan political scene encourage Rome to make of the ludii a characteristic sign, a unique brand of its global aspirations without giving up its traditions (it is possible that the ludii were organized even earlier, starting from 6th century BCE). Ludii romani or ludii magni (connected to the temple of Jupiter Optimus Maximus), ludii plebeii (the first public games), ludii scenici, ludii stati, ludi Ceriales, ludii Apollinares, ludii Florales, ludii votivi are just some of the numerous events (of political or religious themes) that entertained the population. Regarding the ludii gladiatorii, they were often connected with funerary rituals that set up human sacrifices in the form of fights and battles. In Rome, the first munus was the one offered in the Foro Boario in 264 BCE for the funerals of Giunio Bruto Pera, even though the funerary ritual is transformed in a public show untied from any funerary mourning. Counsels, magistrates and political authorities economically supported the gladiatorial games as a form of propaganda. This form of entertainment was loved by the people to the point that under Augustus it was compulsory for the magistrates to organize the shows at least once a year and the people would pay for half of the expenses for the games. Panem et circenses (bread and games) summarizes the critique of Giovenale towards politics. A politics that was transforming into a show and had in the games the perfect weapon of manipulation for mass consensus. With the arrival of Christianity, the ethical doctrine in defense of life will strongly condemn the gladiatorial games, which will be officially banned by Onorio in 404. 

Bibliography

Eric. M. Orlin, Foreign Cults in Rome.Creating a Roman Empire, New York 2010 


La ricerca di Gabriele De Santis è la perfetta formalizzazione artistica della cultura convergente. Lo spogliatoio della A.S. Roma lo spazio fisico e mentale in cui i grandi maestri dell’arte contemporanea italiana indossano la maglia del campione. Storia dell’arte italiana, cultura popolare, simultaneità dell’informazione, sganciati dai meccanismi di autoreferenzialità convergono su una dimensione comune: lo spogliato diventa il territorio del confronto, l’isola che non c’è per rintracciare l’ispirazione artistica o ideare la prossima strategia di vita, lo spazio fisico e mentale cui appartenere, il luogo dove il soggetto si trasforma in comunità e l’arte acquisisce spessore storico, ma anche la condizione perfetta per prepararsi a una partita a scacchi metafora dell’arte come vita. L’arena dell’arte italiana fornisce gli artisti di un umanesimo inconscio e di diritto di stirpe: essere un artista italiano non include soltanto la libertà creativa, ma comporta una responsabilità culturale che dona profondità all’agire artistico. Oggi l’arte e le sue storie si dissolvono come fumo negli occhi dinanzi a un fenomeno storico che sta cambiando la creazione dei saperi soggettivi e collettivi. Internet produce dissenso, identità, consapevolezza e i new media stanno provocando una rivoluzione inter-cognitiva paragonabile, in termini di acquisizione e trasformazione dei dati registrati dal nostro cervello, a quella avvenuta milioni di anni fa con la conquista della fonazione. I meccanismi e il processo di evoluzione di questo nuovo spazio della conoscenza sono quelli teorizzati da Henry Jenkins nel suo Convergence Culture. Where Old and New Media Collide, un varco di passaggio dalla formazione indotta alla self-education globale. 

Parola chiave: ludii

A Roma vi erano tre forme di intrattenimento di massa: i ludi scenici (nei teatri), i ludi circenses (le corse equestri del Circo Massimo) e i compitalicii (nelle pubbliche piazze). Di origine etrusca e greca, a partire dal III secolo a.e.c. i ludii si fanno sempre più frequenti in concomitanza con l’acquisizione di un ruolo politico che proietta Roma da potenza locale a globale. Il multiculturalismo e una scena politica sempre più cosmopolita spingono Roma a fare dei ludii un segno distintivo, un marchio identitario delle proprie aspirazioni globali senza rinunciare alle proprie tradizioni (è possibile che i ludii fossero praticati già a partire dal VI secolo a.e.c.). Ludii romani o ludii magni (connessi al tempio di Giove Ottimo Massimo), ludii plebeii (i primi giochi pubblici), ludii scenici, ludii stati, ludi Ceriales, ludii Apollinares, ludii Florales, ludii votivi sono soltanto alcune delle numerose manifestazioni a carattere religioso o politico per intrattenere il popolo. In merito ai ludii gladiatorii, essi sono connessi con rituali a carattere funerario nei quali si stabilivano sacrifici umani obbligando gli schiavi a un combattimento all’ultimo sangue. A Roma, il primo munus è quello offerto nel Foro Boario nel 264 AEC per i funerali di Giunio Bruto Pera, anche se in breve tempo il rituale funerario si trasformerà in uno spettacolo pubblico slegato dal compianto funebre. Consoli, magistrati e autorità politiche sostengono economicamente i giochi gladiatori come forma di propaganda, un intrattenimento che piace al popolo a tal punto che sotto Augusto è obbligatorio per i magistrati organizzare lo spettacolo almeno una volta l’anno e per il popolo pagare la metà delle spese dei giochi. Panem et circenses sintetizza la critica di Giovenale a una politica che si andava sempre più spettacolarizzando e che aveva nei giochi un’arma di manipolazione del consenso popolare. Con l’arrivo del cristianesimo, la dottrina etica in difesa della vita condannerà aspramente i giochi gladiatori e nel 404 Onorio li renderà illegali.