Gianni Politi, Reverse Sistina

Rome is still the object of desire for millions of visitors who, without a break, consume its battered and disconnected roads with upward noses to admire the beauty described by Goethe that can still be scented in the air of the Eternal City.
Reverse Sistina by Gianni Politi makes us observe the history of art from a reverse perspective. What would have been admired today if from the Sistine Chapel we had just preserved the pavement covered by the colors that fell to the ground from the ceiling? Where do we place painting? How does abstract art influence our production of the imaginary? 

Painting, destruction, recreation are the essential vocabularies of Gianni Politi’s artwork, his profound desire of bringing on the canvas the trace of the sentiment remained on his studio’s floor after painting. Until the extreme gesture: detach the entire pavement, plank by plank, the color marks on the fleshy wooden surface. The pavement-painting is the metaphor of what remains from the artistic gesture, the studio at the once Pastificio Cerere shifts its memory. Is this not the place, proletarian and vital, protagonist of the extraordinary contribution of the artists of the School of Lorenzo? The creative space is freed from any aesthetic teleology, transformed in abstract knowledge, a piece of cosmos fallen from the sky. 


Roma è ancora l’oggetto del desiderio per i milioni di visitatori che senza posa consumano le sue strade acciaccate e sconnesse, il naso all’insù per ammirare bellezza, le descrizioni di Goethe che ancora odorano nell’aria della città eterna.
Reverse Sistina di Gianni Politi ci costringe a osservare la storia dell’arte da una prospettiva rovesciata. Cosa avremmo ammirato oggi, se della Cappella Sistina avessimo conservato soltanto il pavimento imbrattato dai colori che colavano dal soffitto? Dove collochiamo oggi la pittura? Quanto ancora incide sulla nostra produzione di immaginario l’arte astratta? 

Pittura, distruzione, ricomposizione sono il vocabolario essenziale dell’opera di Gianni Politi, da sempre il desiderio profondo di portare sulla tela il sentimento che resta sul pavimento del suo studio. Fino al gesto estremo: staccare l’intero pavimento, asse dopo asse, le imbrattature dei colori sulla carnagione legnosa. Il pavimento-pittura metafora di ciò che resta del gesto artistico, lo studio all’ex Pastificio Cerere che trasla la sua memoria. Non è forse proprio questo il luogo, proletario e vitale, protagonista dello straordinario contributo degli artisti della Scuola di Lorenzo? Lo spazio creativo liberato da qualsiasi teleologia estetica, trasformato in conoscenza astratta, un pezzo di cosmo caduto dal cielo.