Masbedo, Le voeu

Today, waters of the seas and oceans transformed in bridges and passage ways, or presumably so, from the extreme poverty to the seats in first class. In the video by the Masbedo, Le voue, the Mediterranean seawaters are open to whoever seeks a new start in Europe: if art is not a language that encloses the mare nostrum (in fact the Latin name of the Mediterranean Sea means “ours sea, the sea of all of us”) in a circular story, it is necessary to not run away from our civic duties and responsibilities. How to divide this story from human suffering? The live hand of the artist plunges in the marine waters of Stromboli, soft and painful jellyfish fluctuate, the island is metaphor of a frontier that conceals subterranean bellows, on the imaginary ocean floor a feminine chalk hand is the appendix to a classical sculpture and a millenary history. The multicultural and intercultural background of the Mediterranean Sea must confront with the complexity of a social cohesion that is hard to accomplish due to the lack of economic certainties. Ignoring the pagan roots of Europe does not help to comprehend and transmit the eroticism of a western society that, most of all, wants to promote rights and freedom. Alternatively to the manipulation in a political manner, the two artists suggest the solidarity of art that materially embraces history, even if it is painful, in order to humanize a real democratic integration. 

Keyword: slavery

Starting from 2nd century BCE, in Rome, in the italic peninsula and in its provinces (Syria, North Africa, Gaul, Greece, Asia minor and Egypt) slavery was the backbone of the socio-economic production. A senatorial family could have up to 500 slaves with the most disparate duties: domestics, farmers, medics, accountants, secretaries, artisans, miners, religious attendants, teachers etc. Slaves are often prisoners of war as in the case of Julius Cesar who brings from Gaul to Rome about one million people. During the reign of Augustus almost 35% of the italic population lives in slavery. The economic impact of such a system has consequences on the wellbeing of slaves, who can now have access to material privileges (food, clothes, jewels, personal objects etc.). The familia urbana gathers slaves who work in the city (and who could benefit from recreational activities such as theatres, gymnastics, horse racing, taverns and brothels). The familia rustica gathers slaves who are ordered to the agricultural duties. The work of slaves also has a managerial aspect: procuratores and dispensatores have the job of supervising the economic activities with the help of scribes, secretaries, accountants. The emotional ties that occur between slave and master may give birth to intimate affective situations, but may also result in tyranny and oppression (slaves did not own any legal status, they could be subject to tortures, abuses, sexual abuses and death). Slaves own other slaves of domestic duties, paying them with the incomes received by the familia. Giving salaries to slaves is a discretional and non compulsory act, yet this practice allows slaves to pay for other slaves in the works and duties requested. Family is an enclave that includes not only the members who have birth right, but the entire community of peoples and slave of the family. The bond between the roman aristocracy and its slaves is documented in the Horti Tauriani, an area that includes tombs of slaves and free people belonging to the gens Statilia. The stoic philosophers are some of the first thinkers that condemn the abuse of slaves: this does not mean that they are against slavery, yet through their doctrine they try to educate the aristocratic class to a behavior suitable to the moral values of Stoicism. A unique case is that of Artemidorus: in his onirocritico, known as Book of Dreams he gathers the dreams of slaves. The most frequent is the desire for freedom. 

Bibliography

Keith Bradley, Paul Cartledge, The Cambridge World History of Slavery. The Ancient Mediterranean World, Vol. 1, Cambridge 2011 


Oggi, le acque di mari e oceani si sono straformate in veri ponti di passaggio, o presunti tali, dalla miseria alle poltrone di prima classe. Nel video dei Masbedo, Le voeu, quelle del Mediterraneo si sono fatte amare per chi cerca un nuovo inizio in Europa: se l’arte è un linguaggio che chiude il mare nostrum in una storia circolare, è necessario non fuggire dalle nostre responsabilità civiche. Come scindere tale storia dalla sofferenza umana? La mano viva dell’artista s’immerge nelle acque marine raccolte a Stromboli, lievi e dolorose meduse fluttuano, l’isola metafora di una frontiera che nasconde muggiti sotterranei, sul fondale immaginario una mano femminile di gesso appendice di una scultura classica e di una storia millenaria. Lo sfondo multiculturale e interculturale del Mediterraneo deve confrontarsi con la complessità di una coesione sociale faticosa da realizzarsi in mancanza di garanzie economiche. Ignorare le radici pagane dell’Europa, antecedente incancellabile, non aiuta a comprendere e trasmettere in modo adeguato l’erotismo di una società occidentale che, più di ogni altra cosa, intende promuovere diritti e libertà. In alternativa alla manipolazione in chiave politica, i due artisti propongono la solidarietà dell’arte che abbraccia materialmente la storia, anche quella dolorosa, per umanizzare una reale integrazione democratica. 

Parola chiave: schiavitù 

A partire dal II secolo AEC, a Roma, nella penisola italica e nelle province (Betica, Siria, nord-Africa, Gallia, Grecia, Asia minore, Egitto), la schiavitù è motore portante della produzione socioeconomica. Una famiglia senatoria può avere fino a 500 schiavi con mansioni le più disparate: domestici, agricoltori, medici, contabili, segretari, artigiani, minatori, attendenti religiosi, insegnanti etc. Gli schiavi sono spesso prigionieri di guerra come nel caso di Giulio Cesare che porta dalla Gallia quasi un milione di persone. Durante il regno di Augusto quasi il 35% della popolazione italica è in schiavitù. L’impatto economico di tale sistema ha risultati non indifferenti anche sul benessere degli schiavi stessi, che possono godere di maggiori privilegi materiali (cibo, abiti, gioielli, oggetti di uso personale etc.). La familia urbana raccoglie gli schiavi che lavorano in città (e che potevano godere di passatempi quali il teatro, la ginnastica, le corse, le osterie e i bordelli), la familia rustica quelli che si occupano di mansioni agricole. Il lavoro degli schiavi è anche di carattere manageriale, procuratores e dispensatores che hanno il compito di supervisionare le attività economiche affiancati da scribi, segretari, contabili. I legami affettivi ed emotivi che s’instaurano tra schiavo e padrone possono sfociare in situazioni affettive anche intime, ma anche in angherie e soprusi: dal momento che lo schiavo non ha alcun profilo giuridico può essere soggetto ad abusi sessuali, torture e persino alla perdita della vita. Gli schiavi posseggono a loro volta altri schiavi con mansioni domestiche, pagandoli di propria tasca con gli introiti ricevuti dalla familia. Salariare i propri schiavi è un gesto del tutto discrezionale e non obbligatorio, ma questa pratica consente nel tempo che gli schiavi possano a loro volta saldare in moneta il proprio affrancamento dalla schiavitù. La familia è un’enclave che include non soltanto i membri per diritto di nascita, ma l’intera comunità allargata agli schiavi di proprietà della famiglia. Il legame tra l’aristocrazia romana e i propri schiavi è attestato dagli Horti Tauriani, area che ospita le sepolture degli schiavi e dei liberti appartenuti alla gens Statilia. I filosofi stoici sono tra i primi a condannare gli abusi sugli schiavi: questo non significa che essi siano contro la schiavitù, ma che nella loro dottrina si cerca di educare la classe aristocratica a un comportamento più idoneo ai valori morali dello Stoicismo. Un caso unico è quello di Artemidoro: nel suo onirocritica, noto com Libro dei Sogni, raccoglie anche i sogni degli schiavi. Quello più frequente è l’aspirazione alla libertà. 

Bibliografia

Keith Bradley, Paul Cartledge, The Cambridge World History of Slavery. The Ancient Mediterranean World, Vol. 1, Cambridge 2011