Maria Adele Del Vecchio, Herstory

How many women have had the chance to write history? Practically none, probably all. How not to imagine a feminine thought that acts in the rooms of power of every era and cultural tradition? The first to note this is the American feminist movement that discovers that history is “his-story”, to the point that it coined the neologism “herstory”, the claim of the feminine mark on history. According to the feminine interpretation, the traditional history is an emanation of the masculine thought, the perception of the world in phallic key. Nonetheless, the effort of finding feminine figures who act within history fall against the scarcity of written sources by female hand. It is noteworthy to attempt to trace the ancient feminine thought in mythology, in popular culture, in theatre, in religion and wherever it is possible to imagine its presence, yet the research is vane and feeble. Apart form the antithesis feminine-masculine, a more interesting debate is presented, the debate on women. The neon Herstory de-contextualizes any historic semantic, the lexicon transforms in pure sculpture. The pale celestial light puts us on guard from the useless trap that makes the feminine the antithesis of masculine: contemporary neuroscience explains that the contrast between the feminine brain and the masculine one is different, yet this different does not measure the scope of the cognitive performance, rather the emotional one. The neon of Herstory does not evoke just the feminine history but is a monument dedicated to the unknown history, that of invisible human beings who had no access to the traditional instruments of power thanks to which history tells and replicates itself. 

Keyword: the holy feminine

Goddesses associated to dynastic power, sacred weddings, social stability and cosmic universe exist in Mesopotamia, Elam, Iran , Anatolia, Central Asia and ancient China. Inanna/Ishtar, Nanaia, Anahita, Xi Wang Mu, Kubaba are astral divinities, forces of nature, mediators between human and superhuman. Cosmogonic and theogonic myths are the religious apparatus that structures their millenary cults. That of the “great goddess” is in reality a myth that plays a crucial role in the passage from polytheism to monotheism: the Elamite cultural heritage weighs significantly on the Avestic and Mazdean horizon, the sacred royalty of Babylon forges the Judaic religious vision, the Anatolian world traditions leave their mark in the genesis and the identity of ancient Greece, the cultures of central Asian steppes act within the structuring of the Chinese thought. In order to invent the figure of the sole god, the I millennium BCE specialists of the sacred borrow from the very ancient figure of Inanna/Ishtar (virgin, mother and spouse of her own son, a goddess known from the III millennium BCE) to confer authority to a minor divine figure, until then a member of the polytheistic pantheon, giving birth to the figure of the Christian virgin. 

Bibliography

Raffaella Frascarelli, Holy Feminine in Mesopotamia, Anatolia, Iran, Central Asia. From the III Millennium BCE to the VI Century CE, forthcoming 


A quante donne è stata concessa la possibilità di scrivere la storia? Praticamente a nessuna, probabilmente a tutte. Come non immaginare il pensiero femminile che agisce nelle stanze del potere di ogni era e tradizione culturale? Se ne accorge per primo il movimento femminista americano scoprendo che la storia è his-story, tanto da coniare il neologismo herstory, la rivendicazione dell’impronta femminile sulla storia. Secondo l’interpretazione femminista, la storia tradizionale è un’emanazione del pensiero maschile, la percezione del mondo in chiave fallica. Tuttavia, lo sforzo di scovare figure femminili che agiscono all’interno della storia naufraga contro la scarsità di fonti scritte da mano femminile. Si tenta allora di rintracciare il pensiero femminile antico nella mitologia, nella cultura popolare, nel teatro, nella religione e ovunque sia possibile immaginarne la presenza, ma la ricerca è vana o fievole. Oltre l’antitesi femminile-maschile, si prospetta un discorso più interessante, il dibattito sulle donne. Il neon herstory decontestualizza qualsiasi semantica storica, il lessico si trasforma in pura scultura. La pallida luce celeste mette in guardia dall’inutile trappola che pone il femminile in antitesi al maschile: la neuroscienza contemporanea spiega che il contrasto tra il cervello femminile e quello maschile è si diverso, ma tale differenza non misura l’ampiezza della prestazione cognitiva, quanto piuttosto gli orientamenti emotivi. Il neon di Herstory non evoca più e soltanto la storia femminile, ma è un monumento dedicato alla storia sconosciuta, quella degli esseri umani invisibili che non hanno accesso ai tradizionali strumenti di potere grazie ai quali la storia racconta e si replica. 

Parola chiave: il femminile sacro

In Mesopotamia, Elam, Iran, Anatolia, Asia centrale e nell’antica Cina, esistono figure divine femminili associate al potere dinastico, alle nozze sacre, alla stabilità sociale e all’universo cosmico. Inanna/Ishtar, Nanaia, Anahita, Xi Wang Mu, Kubaba sono divinità astrali e ctonie, forze della natura, mediatrici tra umano e sovrumano. Miti cosmogonici e teogonici sono l’apparato religioso che struttura il loro culto millenario. Ma quello della ‘grande dea’ è in realtà un mito che ha un ruolo cruciale nel passaggio dal politeismo al monoteismo: l’eredità culturale elamica pesa in modo significativo sull’orizzonte avestico e mazdaico, la regalità sacra di Babilonia forgia la visione religiosa giudaica, le tradizioni di mondo anatolico lasciano un’impronta indelebile nella genesi e nell’identità dell’antica Grecia, le culture steppiche centro-asiatiche agiscono dentro la strutturazione del pensiero cinese. Nell’invenzione del dio unico, gli specialisti del sacro della fine del I millennio AEC attingono alla figura antichissima di Inanna/Ishtar (vergine, madre e sposa del proprio figlio nota dal III milllennio AEC.) per conferire autorevolezza a una figura divina minore e fino ad allora membro del pantheon politeista, partorendo la figura della vergine cristiana. 

Bibliografia

Raffaella Frascarelli, Holy Feminine in Mesopotamia, Anatolia, Iran, Central Asia. From the III Millennium BCE to the VI Century CE, forthcoming