Giorgio Andreotta Calò, Scolpire il tempo

In which way does humanity take contact with cosmic time? Three bronze hourglasses, Venetian bricole, the sea-portrait gently and relentlessly crumbling Venice, the very last refuge of time: “I know I’m talking too much, but I do that just to make the time last longer, and to postpone your test”, Portia whispers to Bassanio in the play by William Shaekspeare The Merchant of Venice. Among the endless and possible declension of time (scientific and philosophical), the resistance opposed by Venice against time looks like the one the artist opposes to artwork. The hourglasses, mold of Venetian bricole the poles sticked into the Venice lagoon, shapes consumed by the high and low tide devouring dance up to crack them, they undergo a functional metamorphosis and they become sundials of history to which Venice grabs onto daily in order to survive the effects of time, to her myth, to the abuses of mass tourism that brutalize the innate grace and the moving beauty of Serenissima. 

Keyword: tempo e calendario romano

Before the Greek thought made the concept of time an object of its philosophical speculation, ancient cultures perceived it in different ways. In ancient Egyt, cyclical time (neheh) and eternity (djet) are two divergent forces; in Mesopotamia, time belongs to the astral and cosmic realm; in the Vedic thought, Śiva is the time-owner; within Mazdaist and Manichaean conceptions, Zurvan is a “period of time”; in Greece, time is Aion and Kronos; for Buddhism, kala is an experience that evolves continuosly; in Rome, time is aeternitas, maybe a concept invented by Cicero. According to the legend, Romulus wanted the Roman Calendar. It had 10 months from March to December. Numa Pompilius added January and February. Year has 355 days: 

-4 months of 31 days (March, May, July, October)
-7 month of 29 days (January, April, June, August, September, November, December)
-1 month of 28 days (February)


The lunar sytem rules the roman calendar: the word for month, mensis, means “lunation”. The calculation of 12 lunations gives 365, 36 days. Nonetheless, the administrative, economic, political, and burocratic management of this calendar system was quite complex, up to the point that Julius Caesar suppressed it. The emperor, thanks to the contribute of the Egyptian mathematician Sosigenes of Alexandria, introduced the solar year calendar system. This new calendar was a secular revolution: its introduction freed society from the lunar year and it abruptly reduced several religious festivities connected to supertsitions of any sort. 

Bibliography

Massimo Gusso, “Il calendario romano (alle origini di quello moderno)”, Circolo Vittoriese di Ricerche Storiche, 1996.2, pp. 21-47 


In che modo l’umanità prende contatto con il tempo cosmico? Scolpire il tempo di Giorgio Andreotta Calò, tre clessidre bronzee, il ritratto del mare che sgretola dolcemente e inesorabilmente Venezia, ultimo rifugio del tempo: “sto parlando troppo, ma è solo per tesoreggiare il tempo, per ritardarlo, tirarlo più a lungo per trattenervi dal tentar la scelta”, sussurra Porzia a Bassano ne Il mercante di Venezia. Tra le infinite e possibili declinazioni del tempo, scientifiche e filosofiche, la resistenza che Venezia oppone al tempo somiglia a quella che l’opera oppone all’artista. Le clessidre, calchi dei pali conficcati nella laguna di Venezia ed erosi dal movimento che l’alta e bassa marea provoca ogni sei ore fino a spezzarli, subiscono una metamorfosi funzionale e diventano meridiane della storia cui Venezia si aggrappa ogni giorno per sopravvivere al tempo, al proprio mito, agli abusi di un turismo di massa che brutalizza la grazia innata e la bellezza commovente della Serenissima. 

Parola chiave: calendario romano-calendario giuliano

L’idea del tempo non sembra essere stata sempre la stessa e prima che il pensiero greco la problematizzasse all’interno della metafisica, le culture antiche la percepivano in modi distinti. Per l’antico Egitto il tempo ciclico (neheh) e l’eternità (djet) sono due forze divergenti; in Mesopotamia il tempo non è in alcun modo considerato un aspetto del pensiero umano, ma appartiene alla sfera astrale e cosmica; nel mondo vedico Śiva è padrone del tempo; nella concezione mazdaica e manichea, Zurvan non rappresenta il tempo, ma “un periodo di tempo”; in Grecia il tempo è Aion e Kronos; per il Buddhismo, kala non è un tempo lineare ma un’esperienza di trasformazione continua; a Roma è aeternitas, forse un invenzione di Cicerone.
Il calendario romano, voluto secondo la leggenda da Romolo, aveva 10 mesi da marzo a dicembre, trasformato da Numa Pompilio in 12 mesi con l’aggiunta di gennaio e febbraio. L’anno di 355 giorni era strutturato come segue:


-4 mesi di 31 giorni (marzo, maggio, luglio, ottobre)
-7 mesi di 29 giorni (gennaio, aprile, giugno, agosto, settembre, novembre dicembre)
-1 mese di 28 giorni (febbraio)

La luna governa il sistema calendariale romano: il termine usato per mese, mensis, significa “lunazione” e il computo lunare di dodici lunazioni porta alla somma di 365, 36 giorni. Ma la gestione amministrativa di tale sistema dovette complicare non poco la gestione politica del tempo a tal punto che Cesare lo abolisce introducendo l’anno solare secondo il modello matematico egiziano che gli mise a punto Sosigene di Alessandria. L’introduzione del calendario giuliano fu una rivoluzione di carattere secolare: la laicizzazione del calcolo cronologico liberò il tempo dall’anno lunare e dalle molteplici ricorrenze connesse a superstizioni di ogni genere. 

Bibliografia

Massimo Gusso, “Il calendario romano (alle origini di quello moderno)”, Circolo Vittoriese di Ricerche Storiche, 1996.2, pp. 21-47