Isabelle Cornaro, Du proche et du lontain

To contest the tyranny against the protectionism of culture equals class, Isabelle Cornaro starts from the relativization of the categories with which we measure each day. Du proche et du lointain, a collection of objet trouvè, memories, discarded porcelains, letters, carpets, jewels, necklaces, displayed as cabinet des curiosités of the personal and subjective marvels, the translated memory of otherness as a value. A set of collections in large table-cases, from a distance the perception changes as you get closer. An images lexicon which erodes the separation between “high culture” and “low culture”, openly criticizing the solemnity and the gravity of which culture is clothed. At the same time it reveals the psychological diminutio put in place by a strategy of economic order and pure profit that acts on every aspect of reality. The global access to information, simultaneous and horizontal, popular and anti-elitist by nature, is redefining the profile of control on the knowledge and charisma of power. An irreversible cultural awareness is the revolution that will reshape the map of human consciousness and the power that could transform homo sapiens in homo humanus

Keywords: collections and archaeology

If archaeology is one of the most ancient forms of collecting, commerce, war booties, spolia, commitment are other expressions of a practice that is principally moved by a radical curiosity. The Christian sack of the pagan Rome causes an interest and an extraordinary passion for whatever is antiquity: tombs, thermal baths and abandoned villas, decrepit monuments, columns, sarcophaguses, epigraphs, ceramics. This ravenous hunt for the antiquities results in the birth of antique dealers, some true predators, others acute investigators of history (to the point that Raffaello suggests the adequate criteria for the archaeological survey). “For the popes, the soil of Rome is the most splendid and familiar Wunderkammer” writes Schnapp. In 1533, Pirro Ligorio draws the plan of ancient Rome, but the Scandinavian antique dealers are the ones to construct a methodological implant for a rigorous archaeological research. Flints, stacks, ceramic material are the first objects to be analyzed with an almost scientific approach. Even the naturalia become object of collection, the antechamber of the chest of wonders. Starting from 16th century, the animal world, the mineral world, the vegetal world are devotedly collected within the cabinets of Ole Worm, Ferrante Imperato, Francesco Calzolari, Athanasius Kircher. The cabinets of curiosities have sophisticated and almost mysterious architectures in highlighting the construction of a complex and alchemic knowledge. Collectionism and the systematization of this material universe produces a classificatory work that will result in the chronology and finally in archaeology. To gather, study, classify and excavate with a unique desire: understand mankind and its origins. Starting from 17th century, the refusal of the sacred texts as historical sources will mark the first step towards the realistic conquering of the past. Man lowers himself in history and the first descent is arduous and dangerous: Giordano Bruno is the synthesis and the divide between ancient and modern, the revealed truth acceptance and the search for doubt. Modern archeology owes its birth and origin to philosophers, paleographers, scientists, philologists, antique dealers. 

Bibliography

Alain Schnapp, La conquista del passato, Milano 1994 


Per confutare la tirannia contro il protezionismo di cultura uguale classe, Isabelle Cornaro parte dalla relativizzazione delle categorie con cui ci misuriamo ogni giorno. Du proche e du lointain, una raccolta di objet trouvé, ricordi, chincaglieria, porcellane scartate, lettere, tappeti, gioielli, monete, lettere, monili, esibiti come gabinetti delle meraviglie personali e soggettive, la memoria tradotta dell’alterità come valore. Raccolti in grandi tavoli-teca, a distanza se ne ha una percezione che cambia sempre più avvicinandosi. Un lessico per immagini che erode la separazione tra cultura alta e cultura di massa, problematizzando criticamente la solennità e la gravità di cui la cultura si riveste, mentre svela la diminutio psicologica messa in atto da una strategia di ordine economico e di puro profitto che agisce su ogni aspetto della realtà. L’accesso globale all’informazione, simultaneo e orizzontale, popolare e anti-elitista per natura, sta ridefinendo il profilo di controllo sulla conoscenza e il carisma del potere. Un’irreversibile consapevolezza culturale è la rivoluzione che ridisegnerà la mappa della coscienza umana e la forza che potrebbe mutare homo sapiens in homo humanus

Parola chiave: collezionismo e archeologia

Se l’archeologia è una delle più antiche forme di collezionismo, anche commercio, bottini di guerra, spolia e committenza sono espressioni di una pratica che è mossa principalmente da una curiosità radicale. Il saccheggio cristiano della Roma pagana ormai in rovina genera un interesse e una passione fuori dal comune per tutto ciò che è antico: tombe, terme e ville abbandonate, monumenti fatiscenti, colonne, sarcofagi, epigrafi, ceramiche. Questa famelica caccia all’antico sfocia nella nascita degli antiquari, alcuni veri e propri predatori, altri attenti scrutatori della storia, tanto che lo stesso Raffaello suggerisce i criteri adeguati al rilievo archeologico. “Per i papi il suolo di Roma è la più splendida e familiare Wunderkammer” scrive Schnapp. Nel 1533, Pirro Ligorio disegna le piante della Roma antica, ma sono gli antiquari scandinavi che costruiscono l’impianto metodologico di un’acerba ricerca archeologica. Selci, tumuli, materiale ceramico diventano i primi materiali analizzati con un approccio quasi scientifico. Nel tempo, anche i naturalia diventano oggetti da collezione, l’anticamera dei gabinetti delle meraviglie. A partire dal XVI secolo, mondo animale, minerale, vegetale raccolti con devozione nei gabinetti di Ole Worm, Ferrante Imperato, Francesco Calzolari, Athanasius Kircher. Le stanze delle meraviglie hanno architetture sofisticate e quasi misteriche a sottolineare la costruzione di un sapere complesso e alchemico. Il collezionismo e la sistematizzazione di un tale universo materiale produce un lavoro classificatorio che sfocerà nella cronologia e infine nell’archeologia vera e propria. Si raccoglie, si studia, si classifica, si scava sempre con lo stesso desiderio: comprendere le origini dell’uomo. A partire dal XVII secolo, il rifiuto dei testi sacri in quanto fonti storiche segnerà il primo passo verso la reale conquista del passato. L’uomo si cala nella storia e la prima discesa è perigliosa e ardua: Giordano Bruno è la sintesi e lo spartiacque tra l’antico e il moderno, l’accettazione della verità rivelata e la ricerca del dubbio. E’ ai filosofi, paleografi, scienziati, filologi, antiquari che la moderna archeologia deve i propri natali. 

Bibliografia

Alain Schnapp, La conquista del passato, Milano 1994