Flavio Favelli, Terrazza con Decori

Italian history has been betrayed several times, at least if one thinks of the human, intellectual and economic resources that could have oriented the bel paese towards more stable social perspectives. For Flavio Favelli the reading-key seems to be the incapacity of the middle class to transform the Italian potentiality into something else. The installation Terrazza con decori is the emblem of this all-Italian story, a chrysalis that stayed pupa, a backing into the shadows by the middle class conscience unsuitable to prospect a civil growth that doesn’t just contemplate its own interests, its vanity, its indiscriminate power on the life of others 

Keyword: Pier Paolo Pasolini and the Italian middle class

Roberto Carnero writes “Pasolini disprezza e detesta la borghesia, e, andando avanti, la disprezzerà e detesterà sempre più, man mano che, con il miglioramento delle condizioni materiali del Paese e poi con il boom economico, assisterà all'inarrestabile processo di 'borghesizzazione' della società italiana. Si può dire – come ha scritto Filippo La Porta – che "l'avversione per la borghesia, intesa non tanto come classe sociale quanto c bome mentalità, quasi come malattia, accompagna Pasolini fino all'ultimo". Ma in cosa consiste questa "mentalità"? Spiega La Porta: "Nel ritenere che persone, affetti, corpi, oggetti, cose, insomma la vita, si possano possedere. Nel pretendere di codificare ciò che è incodificabile". 'Borghesia', allora, non sarà più una classe, ma una condizione antropologica diffusa presso tutti gli strati sociali, una condizione che si basa sulla distruzione dell'originario patrimonio della millenaria civiltà contadina e popolare, a vantaggio della nuova civiltà di massa. A questo tema dedicherà molte pagine, percorse da una fortissima vis polemica, degli Scritti corsari (1975), la raccolta degli articoli usciti tra il '73 e il '75 principalmente sul "Corriere della Sera", in cui parlerà del "nuovo fascismo" della società dei consumi. Ma lo vediamo già sintetizzato in alcuni versi della poesia Il glicine (nella raccolta La religione del mio tempo, 1961), scritta alle soglie del miracolo economico, quando la televisione già cominciava a entrare, con il suo potere seduttivo (anche sul piano linguistico, nel senso di un appiattimento delle possibilità espressive della lingua stessa), nelle case degli Italiani: "Il mondo mi sfugge, ancora, non so dominarlo / più, mi sfugge, ah, un'altra volta è un altro... // Altre mode, altri idoli, / la massa, non il popolo, la massa / decisa a farsi corrompere / al mondo ora si affaccia, / e lo trasforma, a ogni schermo, a ogni video / si abbevera, orda pura che irrompe / con pura avidità, informe / desiderio di partecipare alla festa. / E s'assesta là dove il Nuovo Capitale vuole. / Muta il senso delle parole: /chi finora ha parlato, con speranza, resta / indietro, invecchiato".” 

Bibliography

Roberto Carnero, “Il ‘68 di Pasolini”, in www.treccani.it
Roberto Carnero, Morire per le idee. Vita letteraria di Pier Paolo Pasolini, Milano 2010 


Quella italiana una storia tradita, incomprensibile se si pensa a come risorse umane, intellettuali, economiche avrebbero potuto orientare il bel paese verso prospettive sociali più stabili. Per Flavio Favelli, la chiave di volta sembra essere stata l’incapacità borghese a trasformare la potenzialità italiana in altro. L’installazione Terrazza con decori è l’emblema di questa storia tutta italiana, una crisalide rimasta pupa, un arretrare nell’ombra della coscienza borghese inadeguata a prospettare una crescita civile che non contempli solo i propri interessi, la propria vanità, il potere indiscriminato sulla vita altrui. 

Parola chiave: Pier Paolo Pasolini e la borghesia italiana

Scrive Roberto Carnero “Pasolini disprezza e detesta la borghesia, e, andando avanti, la disprezzerà e detesterà sempre più, man mano che, con il miglioramento delle condizioni materiali del Paese e poi con il boom economico, assisterà all'inarrestabile processo di 'borghesizzazione' della società italiana. Si può dire – come ha scritto Filippo La Porta – che "l'avversione per la borghesia, intesa non tanto come classe sociale quanto come mentalità, quasi come malattia, accompagna Pasolini fino all'ultimo". Ma in cosa consiste questa "mentalità"? Spiega La Porta: "Nel ritenere che persone, affetti, corpi, oggetti, cose, insomma la vita, si possano possedere. Nel pretendere di codificare ciò che è incodificabile". 'Borghesia', allora, non sarà più una classe, ma una condizione antropologica diffusa presso tutti gli strati sociali, una condizione che si basa sulla distruzione dell'originario patrimonio della millenaria civiltà contadina e popolare, a vantaggio della nuova civiltà di massa. A questo tema dedicherà molte pagine, percorse da una fortissima vis polemica, degli Scritti corsari (1975), la raccolta degli articoli usciti tra il '73 e il '75 principalmente sul "Corriere della Sera", in cui parlerà del "nuovo fascismo" della società dei consumi. Ma lo vediamo già sintetizzato in alcuni versi della poesia Il glicine (nella raccolta La religione del mio tempo, 1961), scritta alle soglie del miracolo economico, quando la televisione già cominciava a entrare, con il suo potere seduttivo (anche sul piano linguistico, nel senso di un appiattimento delle possibilità espressive della lingua stessa), nelle case degli Italiani: "Il mondo mi sfugge, ancora, non so dominarlo / più, mi sfugge, ah, un'altra volta è un altro... // Altre mode, altri idoli, / la massa, non il popolo, la massa / decisa a farsi corrompere / al mondo ora si affaccia, / e lo trasforma, a ogni schermo, a ogni video / si abbevera, orda pura che irrompe / con pura avidità, informe / desiderio di partecipare alla festa. / E s'assesta là dove il Nuovo Capitale vuole. / Muta il senso delle parole: /chi finora ha parlato, con speranza, resta / indietro, invecchiato".” 

Bibliografia

Roberto Carnero, “Il ‘68 di Pasolini”, in www.treccani.it
Roberto Carnero, Morire per le idee. Vita letteraria di Pier Paolo Pasolini, Milano 2010