Tris Vonna Michell, Capitol Complex

The charm of post-colonial India and the space of Le Corbusier travel Paris-Chandigarh, called by Nehru in 1951 to build the capital-monument of the Indian independence, never fully com- pleted. The Indian thought does not delay in seducing the visionary modernist giant who con- ceives a city made in the image of the human body: at the head the buildings of power, the internal organs are the productive structures, the arms and legs are residential spaces. The 80 slides of Capitol Complex are homage to what remains of modernity, a testimony of the frailty imposed by time, the capturing of a mark of an unfulfilled dream. Faithful to a style that makes him unique, the artist, postmodern story teller, sides the images with his voice, brief and coded intimate narrations that influence sight before hearing. Storytelling-in-flux is the best defini- tion that one can attribute to the narrating voice of Tris Vonna Michell. 

This technique has been the engine of transmission of human history for millennia, both in the sacred as for the profane: the narrating voice that follows an invisible metric and attracts the attention transforming into memory. 

Keywords: oral Celtic tradition

The oral narration style of Tris Vonna Michell is part of a tradition in the United Kingdom that has its roots in the oral Celtic tradition. The heritage of songs, legends and sagas that are rela- ted to the English and Irish folklore is passed on by tale tellers who use streets and public squares as their arenas to give voice not just to stories of love and knighthood, but also to magic and supernatural. This tradition assumes collective form in feasts, rituals and social practices: dances, games, theatre, music and story tellers animated the life of courts and villages. The oral tale is one of the most popular form of entertainment and there are different types of story tellers: the ollahim (professors), the filì (poets), the seanchahite (tale-tellers) and the bardi (singers). This system of performances structures arrange to the fixed scheme theorized by Richard Bauman: “sender, channel, code, receiver”. The adaptability and the flexibility of the oral tale plays in favor of a total participation from the public: pause, gestures, rhythm, vocal imprint are some of the elements that swiftly impress in the memory of the listener. 

Bibliography

Karl Reichl (ed.), Medieval Oral Literature, Berlin/Boston 2012 


Il fascino dell’India postcoloniale è lo spazio del viaggio Parigi-Chandigarh di Le Corbusier, chiamato da Nehru nel 1951 per costruire la capitale-monumento dell’indipendenza indiana, mai del tutto completata. Il pensiero indiano non tarda a sedurre il visionario gigante modernista che immagina una città fatta a immagine del corpo umano: la testa gli edifici del potere, gli organi interni le strutture produttive, gli arti gli spazi residenziali. Le ottanta diapositive di Capitol Complex dell’artista Tris Vonna Michell sono un omaggio a ciò che resta della modernità, una testimonianza della fragilità imposta dal tempo, la cattura dell’impronta di un desiderio irrealizzato. Fedele a uno stile che lo rende unico, l’artista, cantastorie postmoderno, affianca le immagini con la sua voce, narrazioni intime, brevi, codificate che suggestionano la vista prima dell’udito. Storytelling-in-flux è la migliore definizione che si possa attribuire alla voce narrante di Tris Vonna Michell. Questa tecnica è stata per millenni il motore di trasmissione della storia umana, sia in ambito sacro che profano: la voce narrante che segue una metrica invisibile e attrae l’attenzione trasformandosi in memoria. 

Parola chiave: tradizione orale celtica

Lo stile orale di Tris Vonna Michell fa parte di una tradizione che nel Regno Unito affonda le proprie radici nella tradizione orale celtica. Il patrimonio di canti, leggende, saghe che fanno capo al folclore inglese e irlandese, è tramandato da cantastorie e menestrelli che usano strade e piazze come arene per dare voce non soltanto a storie d’amore e di cavalieri, ma soprattutto di ordine sovrannaturale. Questa tradizione assume forme collettive durante feste, riti e pratiche sociali: danze, giochi, teatro, musica e cantastorie animavano la vita dei villaggi e delle corti. Il racconto orale è una delle forme d’intrattenimento più popolari ed esistono diverse figure di cantastorie: gli ollahim (professori), i filì (poeti), i seanchahite (cantastorie) e i bardi (cantori). Questo sistema di performance si struttura secondo lo schema fisso teorizzato da Richard Bauman: “sender, channel, code, receiver”. L’adattabilità e la flessibilità del racconto orale gioca a favore di una partecipazione totale del pubblico: pause, gesti, ritmo, impronta vocale sono elementi che imprimono velocemente la memoria dell’ascoltatore. 

Bibliografia

Karl Reichl (ed.), Medieval Oral Literature, Berlin/Boston 2012