Francesco Arena, Tube

 

What memories lie in our bodies? How to uncover the unconscious, subjective and collective memory? An equation already used in the realization of other artworks allows the artist to unite childhood memory and personal ontology. The bronze sculpture that replicates the perimeter of an open square is filled with soil (with a volume equal to that of the body of the artist) taken from the garden of the maternal grandfather. The temporal interferences between his own childhood and the acquired identity in the form of artist redesign the relation with time, moving interior space and matter. The imperfect square is an anthropomorphic impossibility to fully understand reality, yet at the same time it is the intuition of being a part of all, the volume of the body is the golden ratio to access the cosmos, the soil is vital matter, a semiotic exploration of the artistic and personal identity. The memories choose an incomplete geometric form. 

Keyword: maṇḍala

In the vajrayāna tradition, maṇḍala is the symbol which declines the human microcosm and the universal macrocosm, the geometric projection of a square within numerous circles metaphors of the spiritual journey towards becoming a Buddha. The most external circle is made of fire to keep profanes away, then the adamantine strikes of the vajra block the access to who still hasn’t purified their will and finally the circle of lotus flowers, padmavali, the emotional pureness. After having overcome the three barriers it is possible to enter in the maṇḍala, at the center of which is the kūṭāgāra sanctuary, where the main divinity is found. The parts of the maṇḍala have different meanings: the four sides are the four noble truths, the petals are the cakra, the four doors oriented towards different human and phenomenal experiences, the four arches of meditation, the four frames of knowledge, the precious gems are for the fulfillment of desires, the garlands are the passing of obstacles. The creation of a maṇḍala includes painting, sculpting, flowers, rice, gems, stones, colored sands and it makes the gift from a master to a disciple, an initiation rite to access archetypical knowledges. Its construction is connected to the stūpa, the psico-architecture of funerary origin which represents the three-dimensional version of the maṇḍala


Quali affetti e ricordi si celano nel nostro corpo? Come disseppellire la memoria inconscia, soggettiva e collettiva? Un’equazione già utilizzata nella realizzazione di altre opere consente all’artista di conciliare memoria infantile e ontologia personale. La scultura in bronzo che replica il perimetro di un quadrato aperto è riempita di terreno (di volume pari a quello del corpo dell’artista) scavato nel giardino del nonno materno. Le interferenze temporali tra la propria infanzia e l’identità acquisita in veste di artista ridisegnano la relazione con il tempo, spostano spazio interiore e materia. Il quadrato imperfetto un’antropomorfizzazione dell’impossibilità a comprendere del tutto la realtà, ma al contempo l’intuizione di essere una parte del tutto, il volume del corpo sezione aurea per accedere al cosmo, il terreno materia vitale, un’esplorazione semiotica dell’identità artistica e personale. I ricordi scelgono una forma geometrica incompleta. 

Parola chiave: maṇḍala

Nella tradizione vajrayāna, maṇḍala è il simbolo che declina microcosmo umano e macrocosmo universale, la proiezione geometrica di una pianta quadrata e all’interno numerosi cerchi metafore del cammino di maturazione spirituale verso la buddhità. Il cerchio più esterno è fatto di fuoco per allontanare i profani, seguono le folgori adamantine del vajra che impediscono l’accesso a chi ancora non abbia purificato la propria volontà e infine il cerchio di fiori di loto, padmavali, la purezza emotiva. Superate le tre barriere è possibile entrare nel maṇḍala vero e proprio, al cui centro si trova il santuario kūṭāgāra, dove siede la divinità principale. Ciascuna porzione del maṇḍala ha un significato diverso: i quattro lati sono le quattro nobili verità, i petali sono i cakra, le quattro porte orientano a diverse esperienze umane e fenomeniche, i quattro archi sono la meditazione, le quattro cornici forme di conoscenza, le pietre preziose l’appagamento dei desideri, le ghirlande il superamento degli ostacoli. La creazione di un maṇḍala include pittura, scultura, fiori, riso, gemme, pietre, sabbie colorate e costituisce il dono fatto da un maestro al discepolo, un rito d’iniziazione per accedere a conoscenze archetipiche. La sua costruzione è connessa allo stūpa la psico-architettura di origine funeraria che rappresenta la versione tridimesionale del maṇḍala


Bibliography

Massimiliano A. Polichetti, “L’apoteosi degli psiconauti.
La contemplazione del maṇḍala come pellegrinaggio sostitutivo nel buddhismo vajrayāna

indo-tibetano”, in Barbero A., Piano S. (edd.), La bisaccia del pellegrino: fra evocazione e memoria. Il pellegrinaggio sostitutivo ai luoghi santi nel mondo antico e nelle grandi religioni viventi, Atti del Convegno Internazionale, Torino, Moncalvo, Casale Monferrato 2-6 ottobre 2007, Savigliano 2010 

Bibliografia

Massimiliano A. Polichetti, “L’apoteosi degli psiconauti.
La contemplazione del maṇḍala come pellegrinaggio sostitutivo nel buddhismo vajrayāna indo-tibetano”, in Barbero A., Piano S. (edd.), La bisaccia del pellegrino: fra evocazione e memoria. Il pellegrinaggio sostitutivo ai luoghi santi nel mondo antico e nelle grandi religioni viventi, Atti del Convegno Internazionale, Torino, Moncalvo, Casale Monferrato 2-6 ottobre 2007, Savigliano 2010