Alessandro Piangiamore, La cera di Roma

Snatching the sacred from religion and returning it to secular society, unifying ritual, memory and history. La cera di Roma is the fusion of wax candles, the scrap of sacred after the ritual has burned every prayer and litany through the flame. Thousands of candle butts gathered from the churches of Rome take form in a huge plate with mélange hues, impregnated by incenses and scented oils. A pagan tradition that allows to access the philosophical question of fire as light of knowledge, seed of time, vital substance, cosmic principle, archetypical form of matter. Candles and churches are the ritual history of the sacred orography of the Eternal City. The devotion trapped in fused wax, a promise of infinite that, measuring with contemporary society, is freed from any ontological burden. 

Keyword: pomerium

The Latin sources remind us that the archaic Rome, the squared shape city whose borders where incised by the first king of Romulus during the ritual foundation, was a sacred space: the pomerium, the sacred and augural boundary of the city, could not be crossed neither by armed people, nor by whoever marked themselves by direct or indirect violent actions; within the pomerium living, farming, building, burying the deaths were all forbidden activities. The sacred area was dedicated to the Roman deities, but it was also the “crucial dividing lines between different kind of activities” as the tribal assembly that was kept within the pomerium. Enlarging the empire meant expanding the pomerium as well. “Thus the historian Tacitus refers to an ‘ancient custom’ which allowed those who has extended the empire also to extend the pomerium; and the marker stones of Claudius (conqueror of southern Britain) and Vespasian (conqueror of more of Britain and part of Germany) include the formula ‘having increased the boundaries of Roman people, he increased and defined the pomerium.’ “At time of threat the boundary had to be purified and strengthened”. 

Bibliography

Mary Beard, John North, Simon Price, Religions of Rome. Volume I. A History, Cambridge 1998. 


Sottrarre il sacro dalla religione per restituirlo alla società secolare, unificare rituale, memoria e storia. La cera di Roma è la fusione delle candele di cera, lo scarto del sacro dopo che il rito ha bruciato nella fiamma ogni litania e preghiera. Migliaia di mozziconi di candela raccolti nelle sacrestie delle chiese di Roma che prendono la forma di enormi lastre dalle sfumature mélange, impregnate di incensi e olii profumati. Una tradizione pagana che consente l’accesso alla questione filosofica del fuoco come luce di conoscenza, seme del tempo, sostanza vitale, principio cosmico, forma archetipica della materia. Candele e chiese la storia rituale dell’orografia sacra della Città Eterna, della devozione intrappolata nella cera fusa, una promessa d’infinito che, misurandosi corpo a corpo con la società contemporanea, si libera del fardello ontologico. 

Parola chiave: pomerium

Le fonti ci ricordano che la Roma arcaica, la città a pianta quadrata i cui confini sono stati incisi dal primo re Romolo durante il rito di fondazione, era uno spazio sacro: i suoi confini non possono essere oltrepassati nè da persone armate, nè da chiunque si sia macchiato direttamente o indirettamente di azioni violente; al suo interno è vietato abitare, coltivare, costruire, seppellire i defunti. La sola attività consentita è la venerazione delle divinità di Roma, ma era cruciale anche separare alcune attività politiche e, ad esempio, l’assemblea generale si teneva nel pomerium. Ampliare l’impero consentiva anche di espandere i confini del pomerio: Tacito racconta dell’antico costume e sappiamo che sia Claudio (conquistatore della Britannia), sia Vespasiano (che amplia la conquista della Britannia e parte della Germania) riportano le iscrizioni dell’ampliamento del pomerium. Inoltre, nei momenti in cui Roma era minacciata, il pomerium veniva purificato e rafforzato. 

Bibliografia

Mary Beard, John North, Simon Price, Religions of Rome. Volume I. A History, Cambridge 1998.