Daniel Buren, La Scacchiera Arcobaleno Ondeggiante

The artwork may be the presence that denies itself and at the same time it confirms the space in which it is placed, as per the installation of Daniel Buren. The refusal of the pictorial gesture in favor of the contingent and ephemeral, the repetition is the critical experience in front of the uniqueness of the artwork, the artwork site-specific becomes a form of shared creativity. Exploration, marking, illuminations, present time are the monumentally anti-pictorial vocabularies of the flags in the wind which color the sky and history or Rome. They bring back to the terrace of the Domus Severiana its original function: to be visible from all around the circle of mountains that surround the imaginary caldera in which the eternal city was seeded, a quick symbol to alert and confuse the panorama, a joyous tribute to art and to its humanity. 

Keyword: septizodium

The topographic position of Daniel Buren’s artwork is the clue that gives access to the history of the Septizodium, a monumental ninfeus that has become invisible in its originary form and has survived the construction of other monumental buildings in Rome. The forma urbis romae (http://formaurbis.stanford.edu/docs/FURmap.html), a marble layout wanted by the emperor Septimius Severus, confirms that the Septizodium was found in the south-east corner of the Palatine hill. The very presence of the ninfeus in the forma urbis romae makes the terminus ante quem for the dating of the marble floor plan, possibly carved between 203 and 211 CE. According to the author of the Historia Augusta, the emperor Septimius Severus ordered the construction of the ninfeus to impress the political delegations and the travelers that arrived in Rome from the Via Appia, a sign of political power and dynastic legitimacy. Unfortunately between the 4th and 9th century CE the central section of the ninfeus collapses: the northern part is repurposed in a fortress in 975 CE. In 1084 CE, pope Gregory VII takes shelter in the fortress due to the assault of Henry IV to Rome. According to the testimonies, from 1257 CE even the southern part of the ninfeus is dismantled. The final hit arrives by the hand of the architect Domenico Fontana that, under the order of pope Sixtus V, demolishes all that was left. The beauty of the ninfeus lives in the tales and writings of the Renaissance authors that describe magnificent spiral columns and polychromatic stones. The influence of the oriental ninfeus traits confirm the cosmopolitan styles of the roman architecture and most probably the decorative program of the ninfeus also included portraits of the emperor and his family, divinities and mythological figures. The celebration of the monument was aimed at softening the hold on power with use of the force: the political propaganda of Septimius Severus focuses on the construction of an imperial role that is obtained through divine consensus and a validation of a vision that uses the monument to communicate stability and dynastic continuity. 

Bibliography

Susann S. Lusnia, “Urban Planning and Sculptural Display in Severan Rome: Reconstructing the Septizodium and Its Role in Dynastic Politics”, American Journal of Archaeology 108.4, 2004, pp. 517-544. 


L’opera d’arte può anche essere la presenza che nega sé stessa e al contempo afferma lo spazio di cui si circonda, come nell’installazione di Daniel Buren. Il rifiuto del gesto pittorico a favore del contingente e dell’effimero, la ripetizione esperienza critica contro l’unicità dell’opera, l’opera in situ forma di creatività condivisa. Esplorazione, segno, illuminazioni, tempo presente sono il vocabolario antipittorico e monumentale delle bandiere al vento che, colorando il cielo e la storia di Roma, restituiscono alla terrazza della Domus Severiana una funzione originaria, visibili dal cerchio di montagne che circondano la caldera immaginaria in cui è stata seminata la città eterna, simbolo veloce per allertare e confondere lo sguardo, un omaggio gioioso all’arte e alla sua umanità. 

Parola chiave: septizodium

La posizione topografica dell’opera di Daniel Buren è l’indizio per accedere alla storia del Septizodium, ninfeo monumentale divenuto invisibile nella sua forma originaria e sopravvissuto nella costruzione di altri edifici monumentali a Roma. La forma urbis romae (http://formaurbis.stanford.edu/docs/FURmap.html), una planimetria marmora voluta dall’imperatore Settimio Severo, conferma che il Septizodium sorgeva nell’angolo sud-est del colle Palatino. Proprio la presenza del ninfeo all’interno della forma urbis romae costituisce il terminus ante quem per la datazione della pianata marmorea, possibilmente incisa tra il 203 e il 211 c.e. Secondo il redattore della Historia Augusta, l’imperatore Settimio Severo avrebbe fatto costruire il ninfeo per impressionare le delegazioni politiche e i viaggiatori che giungevano a Roma dalla Via Appia, segno di potere politico e di legittimità dinastica. Purtroppo tra il IV e il IX secolo la sezione centrale del ninfeo collassa: la restante parte settentrionale si trasforma nel 975 in una fortezza; nel 1084 papa Gregorio VII si rifugia nella fortezza a causa dell’assalto di Enrico IV a Roma. Secondo le testimonianze, dal 1257 anche i resti meridionali vengono smantellati. Il colpo finale arriva per mano dell’architetto Domenico Fontana che nel 1588, su ordine di papa Sisto V, demolisce ciò che era rimasto. La bellezza del ninfeo resta viva nei racconti degli scrittori rinascimentali che descrivono magnifiche colonne a spirale e pietre policrome. L’influenza dei ninfei vicino orientali conferma il gusto cosmopolita dell’architettura romana e il programma decorativo del ninfeo include con ogni probabilità ritratti dell’imperatore e della sua famiglia, divinità e figure mitologiche. La celebrazione del monumento doveva attutire la presa di potere con la forza: la propaganda politica di Settimio Severo si concentra sulla costruzione di un ruolo imperiale ottenuto per consenso divino e sulla legittimazione di una visione che attraverso il monumento cerca di comunicare stabilità e continuità dinastica. 

Bibliografia

Susann S. Lusnia, “Urban Planning and Sculptural Display in Severan Rome: Reconstructing the Septizodium and Its Role in Dynastic Politics”, American Journal of Archaeology 108.4, 2004, pp. 517-544.