Loris Cecchini, Stage Evidence (Chinese Relief)

A urethane rubber door, wonky and uneven, leaned against the opus reticulatum is the access to the historical space of the Celestial Empire: the scene impressed illustrates the Chinese imperial court life, on the background the traditional palatine architecture and a mountainous landscape. The material softens the form, it disorients perception, it breaks up the functional asset in favor of a reality that erases the aesthetic categories, the perfection, the canon. 

The antimanierist style remains, the vision of the artist is to decompose the imitation (the cast) and frees the Chinese aesthetic making it a metaphor of the insatiable and uncertain. 

Keywords: Roman Empire and Chinese Empire

What ties ancient Rome with the Chinese empire? Chinese silk that reaches Rome is worth as much as gold and it is crafted and resold to the oriental markets, even though the Parthians were very careful in maintaining their commercial role in order to prevent China and Rome to have direct contacts. The value of silk conquers Rome to the point that the emperor Tiberius asks himself if it could be profitable to have economic control on the market’s demand. 

The Historia Augusta mentions a delegation of ambassadors of the kushana empire that travel to Rome: the friendship and political support of Rome, possibly against the reaffirmation of the Parthian empire, emerges from the coinage in which the personification of Rome and the title kaisar alludes to that of the roman “Cesar”. In Hou Han Shu, the renowned annals of the Han Dinasty, Da qin, which means “great China” is the term that indicates the Roman empire and Rome. In the imaginary of Han’s court, “Da qin (the Roman Empire) produces plenty of gold, silver, and precious jewels, luminous jade, ‘bright moon’ pearls, fighting cocks, rhinoceros horn, coral, yellow amber, opaque glass, whitish chalcedony, red cinnabar, green gemstones, decorated gold-threaded and multi-coloured embroideries, woven gold-threaded net, delicate polychrome silks painted with gold, and asbestos cloth”. However the silk, this thin material is impalpabile and separates the structuring of two profoundly different empires. On the skin of the Roman Empire the ius (right, duty) and lex (law) are imprinted so deeply to affect the genesis of capitalism. On the other hand, around the great Chinese rivers, Laozi and Confucius (in today’s China, faded figures forgotten inside an old drawer) they teach that man is nature, leaving in heritage a social doctrine that looks to restraint political power. 

Bibliography

McLaughlin R., Rome and the Distant East. Trade Routes to the Ancient Lands of Arabia, India and China, New York 2010. 


Una porta di gomma uretanica, molle e sbilenca, poggiata sull’opus reticulatum è l’accesso allo spazio storico del Celeste Impero: la scena impressa raffigura la vita della corte imperiale cinese, sullo sfondo l’architettura palatina tradizionale e un paesaggio montuoso. Il materiale ammorbidisce la forma, disorienta la percezione, scompone l’assetto funzionale a favore di una realtà che cancella le categorie estetiche, la perfezione, il canone. Resta lo stile antimanierista, la visione dell’artista che scompone l’imitazione (il calco) e spoglia l’estetica cinese facendone la metafora dell’instabile e dell’incerto. 

Parola chiave: impero romano-impero cinese

Quali legami intercorrono tra l’antica Roma e l’impero cinese? La seta cinese che giunge a Roma vale quanto l’oro ed è rilavorata e rivenduta ai mercati orientali, sebbene i Parti facciano grande attenzione a mantenere il proprio ruolo di mediazione commerciale per impedire che Cina e Roma abbiano contatti diretti. Il suo pregio conquista il gusto di Roma, al punto che l’imperatore Tiberio si chiede se sia davvero vantaggioso non avere il controllo economico di tale domanda sul mercato e Plinio rincara la dose sconsigliandone l’uso. La Historia Augusta menziona una delegazione di ambasciatori dell’impero kushana giunti a Roma: l’amicizia e il sostegno politico di Roma, possibilmente contro la riaffermazione dell’impero partico, emerge anche dalla serie monetale in cui è presente la personificazione di Roma e dal titolo kaisar che allude a quello romano di “Cesare”. Nello Hou Han Shu, i celebri annali della Dinastia Han, Da qin, vale a dire “grande Cina”, è il termine che indica l’impero romano e Roma. Nell’immaginario della corte Han, “Da qin è ricco di oro, argento, pietre preziose, luminosa giada, perle del colore della luna, galli da combattimento, corno di rinoceronte, corallo, ambra gialla, vetro, calcedonio bianco, cinabro rosso, gemme verde, ricami in oro e colori, reti intrecciate in oro, seta policroma dipinta con oro, abbigliamento in amianto”.
Ma la seta, questa materia sottile e impalpabile separa la strutturazione di due imperi profondamenti diversi. Sulla pelle dell’Impero Romano ius e lex sono tatuati così in profondità da incidere nella genesi del capitalismo. In altra direzione, intorno agli immensi fiumi cinesi, Laozi e Confucio (nella Cina di oggi, figure sbiadite dimenticate in un vecchio cassetto) insegnano che l’uomo è natura, lasciando in eredità una dottrina sociale che cerca di contenere il potere politico. 

Bibliografia

McLaughlin R., Rome and the Distant East. Trade Routes to the Ancient Lands of Arabia, India and China, New York 2010.