David Horvitz, The Distance of a Day

An accurate calculation allows the artist to establish an objective fact: the instant in which the sun sets on the Californian coast coincides with the sunrise for an island on the Maldivian archipelago. How to capture the moment that draws the temporal lapse of the day? David asks his mother, who lives on a beach that faces the Pacific ocean, to film the sunset with a iPhone, while he simultaneously films the sunrise on a Maldivian island with his own iPhone. Video cameras and watches at the same time, the iPhones trap time that looks itself in the mirror, the gaze of mother-son in the eyes, the sun as an ocular placenta. It is the biometric time of Bergson, driven by awareness, it evolves impressing from the reality of the camera: perception, representation, memory. Visual poetry, filmic painting, David Horvitz is suspended between the lightness of who announces that his own exhibition will close in a rainy day and the irony of who hires a professional pickpocket that has the tough job of placing artworks of David without being discovered (provocative gesture on how to put into direct contact the artist and the collector, cutting off from the market the fixed formula of the art system). 

Keyword: sol invictus

In ancient Rome, the cult of the sol invictus, the festivity celebrated during the winter solstice is at the origin of the Christian Christmas. The adoration for the sun is rooted in the ancient near east and in Egypt, it spreads in Rome thanks to Hellenism: promoted by Antonino Pio (131-161 CE), Elagabalo (218-222 CE) will order the construction of a temple dedicated to sol invictus. Nonetheless, it will be the multicultural determination of Aurelian (influenced by his journeys in Egypt and Syria, where the cult of the sun was known for millennia) to promote the devotion in a stable manner through the construction of a temple and the creation of a feast of the natalis solis invicti (birthday of the winning sun). Fixed to December 25th, day of the winter solstice at the time, celebrated with games and races in the Circus Maximus. The temple had its own priests (the pontifices dei soli) and dedicated games (the agones soli) that were held every 4 years.
When Christianity began its affirmation in Rome, the traditional and popular approval for this pagan feast is perceived as a menace. The Christian practice, initially contrary to the celebration of the birthday as a pagan custom, possibly surpasses the crisis of the parousia (the return of the messia) adopting such practice: the feast celebrated to the return of solar light in conjunction with the winter solstice will be eventually associated with the birth of Christ. 

Bibliography

G. Halsberghe, The Cult of Sol Invictus. Études préliminaries de religions orientales 23, Leiden 1972 


Un calcolo accurato consente all’artista di stabilire un dato oggettivo: l’istante in cui il sole tramonta sulla costa californiana coincide con la sua alba in un’isola dell’arcipelago maldiviano. Come afferrare l’attimo che disegna l’arco temporale di un giorno? David chiede a sua madre, che vive su una spiaggia affacciata sul Pacifico, di filmare il tramonto con un cellulare, mentre lui simultaneamente filma su un’isola maldiviana l’alba con il proprio telefono. Videocamere e orologi allo stesso tempo, gli iPhones intrappolano il tempo che si scruta allo specchio, lo sguardo madre-figlio occhi negli occhi, il sole una placenta oculare. E’ il tempo biometrico di Bergson che, spinto dalla coscienza, si evolve imprimendosi dalla realtà alla videocamera: percezione, rappresentazione, memoria. Poesia visiva, pittura filmica, David Horvitz sospeso tra la leggerezza di chi annuncia che la propria mostra chiuderà in un giorno di pioggia e l’ironia di assoldare un borseggiatore professionista che, durante Frieze New York 2016, invece di rubare dalle borse dei visitatori, ha l’arduo compito di mettervi dentro opere di David senza essere scoperto (gesto provocatorio su come mettere in contatto diretto artista e collezionista, tagliando fuori il mercato dalla formula fissa del sistema dell’arte). 

Parola chiave: sol invictus

Nell’antica Roma, il culto del sol invictus, la festività celebrata durante il solstizio d’inverno, è alle origini del Natale cristiano. L’adorazione per il sole radicata nel vicino oriente antico e in Egitto, si diffonde a Roma grazie all’Ellenismo: promossa da Antonino Pio (131-161 e.c.), Elagabalo (218-222) farà edificare un tempio al sol invictus. Sarà tuttavia la volontà multiculturale di Aureliano (anche influenzato dai suoi viaggi in Egitto e in Siria, dove il culto del sole era noto da millenni) a promuovere la devozione in modo stabile con la costruzione di un tempio e l’istituzione della festa del natalis solis invicti (compleanno del sole vincitore), fissata al 25 dicembre, giorno del solstizio d’inverno, con gare e giochi nel Circo Massimo. Il tempio aveva i propri sacerdoti, i pontifices dei soli e dei giochi dedicati, gli agones soli, che si tenevano ogni quattro anni. 

Quando il cristianesimo inizia il proprio percorso di affermazione a Roma, la tradizione e il plauso popolare nei confronti della festa pagana del sol invictus costituisce un problema con cui è necessario misurarsi. La tradizione cristiana, inizialmente contraria alla celebrazione del compleanno in quanto costume pagano, possibilmente supera la crisi della parousia (il ritorno del messia) con l’adozione di tale pratica legata alla festa che celebrava il ritorno della luce solare in concomitanza del solstizio d’inverno, associandola alla nascita del Cristo. 

Bibliografia

G. Halsberghe, The Cult of Sol Invictus, Études préliminaries de religions orientales 23, Leiden 1972.