Valerio Rocco Orlando, Quale educazione per Marte?

Valerio Rocco Orlando, Personale è Politico

To transform a nation is an unreachable dream if we don’t start from the school, the pulsing heart of relations and identity, the space of socialization. What education for Mars? investigates the sense of education from within a Roman suburban Art Studies high school. Voices of dissent and delusion of a generation betrayed by the incapacity of school to create knowledge, social mobility and understanding of subjective identity. Scandalously intelligent, creative, active, they nurture themselves of self-education, social, new-media: aware of the absence for a future, yet never ready to give up, they define school as a cement box made up of holes through which gazing is forbidden. The frontal lesson, the impossibility of being one’s self, the resignation to hiding, the oppressive sensation of always being in front of the gallows, the physical constriction of a hostile space, the closed system: in front of the attentive yet nonpartisan artist eyes, students free themselves of more than some pebbles. For the students of the Roman high school an iconic conclusion through the medium of the neon: Personale è Politico (individual means politics) summarizes the hope of realizing an independent pedagogy, a shared space that may assign an equal relevance to individual opinions, allowing for one’s desires to be listened by the world. Do we really want to shape individuals that just adapt, recalibrating without a pose, to a form of knowledge that precludes the awareness of one’s own desires? The answer comes from the heart of the Indian sub-continent, the Krishnamurti Foundation, third stage of the project after Habana Art Academy : education is learning what one desires, with an open and responsible attention of the self and others, a journey of exploration. It doesn’t surprise that India and its numerous sociopolitical, cultural and economic contradictions is actually the treasure trove that shows us the direction to follow. The Indian thought is the echo of Buddha’s atheism, an uncontaminated matrix from the monotheistic supremacy, akasa is the empty space in which we can shape ourselves, pramāṇas is the mean of knowledge, conceptions that have resisted through the British colonial influences on the education system and are now re-emerging in the pacifist global culture. 

Keywords: instruction in ancient Rome

The education system in Rome called for studies to begin at 7 years of age with the Grammaticus (which also taught in ludi magister and ludi litterarius) and it followed with the rethor (Marcus Aurelius and Alexander Severus begin their studies with a litterator). In any case, the ludi magister teaches children (from all social classes) arithmetic, writing and literature. The grammaticus instead has the task of making the student perfectly bilingual in Latin-Greek (there is also the figure of the paedagogus, a Greek slave whose duty is to transmit the bases of grammar and the Greek language), yet its teachings also include geography, astronomy, literature and mythology. 

According to the Historia Augusta, Marcantonius had two grammatici: one for Latin language and the other for Greek language. The study of grammar and metrics lay the bases for a development of rhetoric. For Seneca, the Grammaticus shouldn’t just be a qualified teacher, but also a good man of moral caliber, “guardian of language” (custos sermonis), “guardian of articulate speech” (vocis articulatae custos). Once the studies along with the grammaticus were completed, the student begins those with the rethor, a guide that prepares him to the public career. The rhetoric, a Greek invention, is the art of persuasion, a double-edge weapon that allows on one hand to obtain oratorical control in meetings and judicial contexts, on the other hand it permits for a certain manipulation of truth. Many rethores are of low social origins and this creates discontent among the roman literates, also due to the fact that in time the rethores reach higher salaries than those of the grammatici. The lexicon which describes the profession of the teacher is rich: praeceptor (teacher), professor (teacher of high studies), educator (educator). With a distinction between written and oral culture, the comment of philosophical and literary texts close the educational circle, stimulating the debate and formation of a critical knowledge that is sharp and liberal. 

Bibliography

Lisa Maurice, The Teacher in Ancient Rome: The Magister and His World, Lanham 2013. 


Trasformare una nazione è un sogno irrealizzabile se non si riparte dalla scuola, il cuore pulsante delle relazioni e dell’identità, lo spazio della socializzazione. Quale educazione per Marte?, video di Valerio Rocco Orlando, indaga il senso dell’education dalla pancia di un liceo artistico romano: voci di dissenso e delusione di una generazione tradita dall’incapacità della scuola di creare conoscenza, mobilità sociale, riconoscimento dell’identità soggettiva. Scandalosamente intelligenti, creativi, attivi, si nutrono di self-education, di social, di new-media: consapevoli della mancanza di un futuro, ma affatto rassegnati a soccombere, definiscono la scuola una scatola di cemento armato le cui mura hanno buchi nei quali è vietato guardare. La lezione frontale, l’impossibilità di essere sé stessi, la rassegnazione a nascondersi, la sensazione oppressiva di essere sempre dinanzi al patibolo, la costrizione fisica di uno spazio ostile, il sistema chiuso: dinanzi allo sguardo attento e disinteressato dell’artista ci si libera di più di un sassolino. Per gli studenti del liceo romano una conclusione iconizzata nel medium del neon: Personale è politico sintetizza la speranza di realizzare una pedagogia indipendente, uno spazio condiviso che assegni alle opinioni individuali una rilevanza paritetica, lasciando che i propri desideri si mescolino con l’ascolto del mondo. Davvero vogliamo plasmare individui che si adeguino, ricalibrandosi senza posa, a una forma di conoscenza della società che precluda la conoscenza dei propri desideri? La risposta arriva dal cuore del subcontinente indiano, la Krishnamurti Foundation, terza tappa del suo progetto sull’education dopo l’Accademia di Belle Arti dell’Habana: education è imparare ciò che si desidera, con un ascolto aperto e responsabile di sé e dell’altro, un viaggio di esplorazione.
Non sorprende che sia l’India e le sue mille contraddizioni sociopolitiche, economiche, culturali, la miniera che rigurgita la direzione da seguire. Il pensiero indiano è l’eco dell’ateismo del Buddha, una matrice incontaminata dal primatismo monoteista, akasa lo spazio vuoto in cui autoplasmarsi, pramāṇas il mezzo di conoscenza, concezioni che hanno attraverso intatte le influenze coloniali britanniche sul sistema educativo indiano e riemergono nella cultura pacifista globale. 

Parola chiave: istruzione nell’antica Roma

Il sistema educativo a Roma prevede che gli studi abbiano inizio intorno ai sette anni con il grammaticus (che insegnava anche in veste di ludi magister o ludi litterarius) e a seguire con il rethor (le eccezioni sembrano comunque la regola: Marco Aurelio e Alessandro Severo iniziano lo studio con un litterator). Ad ogni modo, il ludi magister insegna sia ai bambini provenienti da famiglie meno abbienti che a quelli appartenenti all’alta società romana: aritmetica, scrittura e lettura.
Il grammaticus invece ha il compito di rendere lo studente un perfetto bilingue latino-greco (esiste anche la figura del paedagogus , uno schiavo greco che ha il dovere di trasmettere le basi della grammatica e della lingua greca), ma il suo insegnamento include anche geografia, astronomia, letteratura, mitologia. Secondo la Historia Augusta, Marcantonio ha due grammatici uno per il latino e l’altro per il greco. Lo studio di grammatica e metrica pone le basi per lo sviluppo della retorica. Per Seneca il grammaticus non deve essere soltanto un maestro qualificato, ma un uomo buono e di levatura morale, “soprintendente della lingua” (custos sermonis), “soprintendente della lingua colta” (vocis articulatae custos). Terminati gli studi con il grammaticus, lo studente inizia quelli con il rethor, guida che lo prepara alla carriera pubblica. La retorica, invenzione greca, è l’arte della persuasione, un’arma a doppio taglio che, se da un lato dona controllo oratorio in contesti giuridici o nelle assemblee, dall’altro consente anche una certa manipolazione della verità. Molti rethores sono di origini sociali basse e questo crea non pochi malumori in alcuni letterati romani, dovuti forse anche al fatto che nel tempo i rethores conquistano salari più alti di quelli dei grammatici. Il lessico che descrive la professione del maestro è ricco: praeceptor (“insegnante”), professor (“insegnante di studi avanzati”), educator (“educatore”). Con una distinzione tra cultura scritta e orale, il commento di testi a carattere filosofico e letterario stimola il dibattito e la formazione di un sapere critico, acuto e liberale. 

Bibliografia

Lisa Maurice, The Teacher in Ancient Rome: The Magister and His World, Lanham 2013.